Il Poggiolo e il Brunello di Montalcino

Il Poggiolo

“Allora in questa terra non c’era niente – ci dice il vulcanico figlio Rodolfo, Rudy per gli amici, nelle cui mani è oggi il timone – fu mio padre che piantò la prima vigna di tre ettari, allora i produttori di Brunello erano solo 28.

Comunque la mia famiglia è sempre stata intimamente legata alla terra, infatti già mio nonno Bramante dal 1940 era un costruttore di macchine agricole e prima era stato contadino al podere Regaccini a Castelnuovo dell’Abate.

La nostra prima annata di Brunello fu il 1975, un bellissimo millesimo, ormai sono ben quarant’anni di viticultura e siamo alla terza generazione, infatti mia figlia Viola è già coinvolta in azienda.

I primi anni facevamo quattromila bottiglie con la consapevolezza di aver raggiunto per allora una cifra enorme, che quasi non sapevi cosa c’avresti fatto...

Sfortunatamente però mio babbo nel 1984 si è ammalato, una malattia non guaribile, ma curabile, poi ha avuto delle complicazioni e nel 1989 è purtroppo venuto a mancare. Per cui diciamo che, dai primi anni Ottanta in poi, ho messo mano all’azienda e nel 1985 ho creato il primo Brunello Cru ‘Il Sassello’, vestito con una bottiglia per allora futuribile, stretta e lunga, molto particolare: all’epoca infatti nessuno faceva il Cru alla francese a Montalcino, tutti facevano una doppia etichetta, ma per venderla a un prezzo più basso, invece io feci una doppia etichetta, ma per venderla a tre volte il prezzo del Brunello base.

Da più di trent’anni la mia filosofia è fare vino di qualità cercando di dimenticare i costi che tutto questo comporta. E un ringraziamento davvero particolare lo voglio fare a Cecilia Martinez, mia compagna di vita ormai da 12 anni, che ha sempre lavorato duramente con me, supportandomi in tutte le scelte, senza mai limitare la mia innata fantasia e creatività: sono curioso per natura, sempre alla ricerca di nuove tecniche, amo sperimentare e non mi stanco mai di provare, riprovare e cercare di suscitare emozioni per trasmettere la mia sfaccettata personalità attraverso i vini”.

Quali sono oggi i numeri de Il Poggiolo? “Abbiamo 7,5 ettari di proprietà al di sopra dei 400 metri slm per la maggior parte coltivati a Sangiovese con piccole percentuali di Syrah, Merlot e Pinot Noir e un ettaro in affitto, nonché due ettari nel Montecucco, dove però facciamo solo Rosso Toscano, non rivendicando la doc: complessivamente produciamo un totale di 50/60mila bottiglie annue.

Come tipologia di prodotti facciamo tre Brunello base, due Riserve di Brunello, che cerchiamo di fare in tutti quasi tutte le annate, a meno che proprio non ne valga la pena e due Cru di Brunello - il Beato e Il Mio Brunello - ma solo nelle annate a cinque stelle”.

Rudy, vista la Tua originalità, come si differenziano i tre Brunello annata? “Il Bramante Cosimi, in onore di mio nonno, è un blend di più vigne, vinificato in vasche d’acciaio e affinato in botti grandi mai nuove, che abbiano un legno piacevole, ma non aggressivo, è un vino subito pronto da esser bevuto appena viene presentato al mercato, mentre gli altri due sono più da invecchiamento.

Il Poggiolo è vinificato in acciaio e affinato in tonneaux e barriques, stando sempre attenti alle tostature e alle provenienze geografiche, e il Terra Rossa, da un terreno ricco di sedimenti ferrosi, è vinificato in tini di legno e affinato in tonneaux e barriques con un 10% di rovere americano, che gli dà questo sapore di speziato e mineralità, che tanto piace nel Nuovo Mondo.

Del Poggiolo e Terra Rossa faccio anche la versione Riserva, che si differenziano per un anno in più di legno e per il fatto che uso la bottiglia satinata. Infine faccio due Rosso di Montalcino, Sassello e un cru che si chiama Quello Buono, solo nelle annate speciali”.

Infine ci devi parlare del Beato, il Tuo top di gamma, prodotto in quantità limitatissime... “Ha una lavorazione un po’ particolare, intanto solo i migliori grappoli di un unico vigneto, la vinificazione avviene in tonneaux con follatura manuale senza uso di pompe e la maturazione dura 36 mesi in tonneaux da 500 litri di tre tipi di rovere francese diversi, sempre nuovi, col risultato di un rosso dal color rubino carico, profumi intesi, potente ed elegante allo stesso tempo, con richiami floreali di viola, mammola e lampone, avvolti da filamenti di spezie.

Invece il cru Il Mio Brunello è un vino che si deve raccontare solo tramite il bicchiere, la lavorazione sono fatti miei, rispettando naturalmente le norme del disciplinare”.

La differenziazione della configurazione stilistica dei vari vini del Poggiolo, che mai cadono nell’anonimato, segue la convinzione che i diversi terroirs del ‘continente Montalcino’ vadano esaltati nelle loro diverse particolarità, solo con l’obbiettivo di fare vini buoni.